Informatica

Dietro le quinte di un sito

28 Nov 2025 3 min di lettura R.Bonica

Dietro le quinte di un sito

Ecco un articolo pensato per chi naviga ogni giorno ma non si è mai chiesto cosa succede davvero quando apre un sito web.
Niente tecnicismi, niente paroloni: solo una spiegazione chiara, concreta e alla portata di tutti.

Un piccolo viaggio nel “dietro le quinte” di Internet per capire, con parole semplici, cosa accade ogni volta che digitiamo un indirizzo e premiamo Invio.

Una delle operazioni più frequenti che ognuno di noi compie durante la giornata è l’apertura di un sito web. Ma come avviene questo piccolo miracolo? Forse nessuno, se non i tecnici del settore, si è mai fatto questa domanda.

A ben vedere, sarebbe più corretto chiamarla interrogazione di un sito web più che apertura, perché tutto nasce dal concetto di server.

Un server non è altro che un elaboratore come tutti gli altri, con la stessa architettura che Von Neumann aveva pensato nel lontano 1945, ma con caratteristiche particolari adatte al compito che deve svolgere.

Il compito di un server è quello di offrire servizi ad altri elaboratori connessi in rete.

Ora, “connesso in rete” può significare all’interno di una rete locale, come in un’azienda, dove gli impiegati possono ad esempio archiviare documenti nel server oppure prelevarli interagendo dalla propria postazione.

Oppure può significare connesso a Internet, la rete globale.

Dunque, uno dei servizi che un server può svolgere è quello di ospitare un sito o un applicativo web; in tal caso viene infatti chiamato server web.

Ospitare un sito significa che il codice di cui sono composte le pagine risiede fisicamente su quell’elaboratore. Il server quindi le espone ad altri elaboratori che, raggiungendolo, possono interrogarlo, scaricare il codice e interpretarlo attraverso il browser.

Ma manca un passaggio fondamentale: come fa il browser, quando digitiamo pippo.com, a sapere da quale server deve andare a prendere quel codice?

Per capirlo servono tre concetti base: IP, DNS e dominio.

Ogni macchina connessa a Internet può essere vista come un veicolo che viaggia sulle strade e deve disporre di una targa per essere identificato. Su Internet, la “targa” è l’indirizzo IP: una sequenza numerica che identifica in modo univoco una macchina connessa alla rete.
L’IP viene assegnato attraverso meccanismi che qui non serve approfondire.

Il problema è che nessuno naviga digitando numeri difficili da ricordare.
Per questo esistono i nomi di dominio: nomi come pippo.com, google.it, unisa.it, accompagnati da un’estensione. Ogni dominio è associato a un indirizzo IP.

I nomi di dominio sono gestiti da un’autorità che li registra e li assegna a un’unica proprietà, un po’ come il PRA fa con le targhe delle auto. Ci sono eccezioni particolari, come i domini di utilità pubblica.

Chi acquista un dominio chiede poi di abbinarlo a un certo indirizzo IP e, a grandi linee, il gioco è fatto.

Ma manca ancora l’ultimo pezzo: la banca dati che contiene tutti i domini e gli IP associati. Questo compito è affidato al DNS, il Domain Name Service.

Il DNS è un server speciale che riceve le richieste degli utenti, consulta la banca dati dei domini e instrada ogni richiesta verso il server corretto.

Ricapitolando: quando nel browser digitiamo pippo.com, la richiesta non va direttamente al sito, ma prima al DNS, che traduce il nome nel relativo indirizzo IP e indica al browser dove andare.

Una volta individuata la destinazione, il browser scarica il codice delle pagine sia sul disco (cache), sia in memoria RAM per elaborarlo e mostrarne il risultato a schermo. Se fosse solo in RAM, alla chiusura del browser perderemmo tutto; la cache su disco serve proprio a conservare temporaneamente alcuni elementi per velocizzare le visite successive.

Così, ogni volta, il “miracolo” è compiuto.

Dietro le quinte di un sito

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *