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Rifiutare per lavorare meglio

10 Dic 2025 3 min di lettura R.Bonica

Rifiutare per lavorare meglio

Nel settore digitale non tutti i progetti possono produrre risultati utili, anche quando la competenza tecnica è adeguata.

Esistono incarichi che nascono già compromessi: il problema viene attribuito alla tecnologia invece che ai processi, la richiesta si concentra sull’estetica invece che sugli obiettivi oppure tempi e risorse non sono compatibili con le aspettative.

In queste condizioni qualsiasi intervento rischia di diventare una soluzione corretta applicata a un problema definito in modo errato.

Spesso è più utile perdere un cliente pur di non compromettere la qualità del lavoro. Fare un’analisi preliminare ed esporla in modo chiaro e deciso è assolutamente fondamentale.

Deve essere sempre chiaro ciò che serve per arrivare al risultato, sia in termini di lavoro sia di investimento economico. Tuttavia questo non sempre basta: è necessaria anche la predisposizione al corretto modus operandi.

Il committente deve essere disposto a investire in un progetto di qualità, ma anche ad assecondarlo. Il rischio è quello di trovarsi ad allenare una squadra in cui il presidente indica chi far giocare e in che ruolo, per poi attribuire all’allenatore la colpa delle sconfitte.

Di persone disponibili all’investimento se ne trovano molte, ma non altrettante sono disposte a non entrare in dinamiche di competenza nulla. Il trend è quello della presunta competenza trasversale e illimitata, fatto salvo quando ci si rivolge a un medico, al quale non si spiega come svolgere il proprio lavoro.

Poi ci sono gli incarichi a basso costo, dettati da un mercato affollato di pseudo-professionisti improvvisati.

Accettare un lavoro al risparmio per competere con questi soggetti risulta assolutamente deleterio per vari motivi.

In primo luogo viene declassata la propria competenza: per rientrare nei costi si è costretti a lavorare a basso livello. Ne deriva, da un lato, un danno enorme per la propria immagine professionale e, dall’altro, l’abitudine a confrontarsi con problematiche scadenti che non portano ad alcun progresso qualitativo nel tempo.

Del resto, come diceva qualcuno, “se poco ti fai pagare vuol dire che poco vali”, senza andare troppo lontano dalla percezione che si dà di sé.

Inoltre alcuni clienti sono abituati, in modo piuttosto grezzo, a commisurare il costo di un lavoro in base al tempo impiegato, senza comprendere, o facendo finta di non farlo, che se per realizzare qualcosa serve poco tempo non è necessariamente perché si tratta di qualcosa di semplice, ma perché è il risultato di anni di professionalità e lavoro.

In sintesi è preferibile lavorare con pochi clienti di alto livello piuttosto che mortificare la propria competenza con lavori scadenti, a basso costo o imposti dall’alto nei modi.

Rifiutare, per molti professionisti che iniziano a lavorare in proprio, può rappresentare un problema per necessità economiche. Tuttavia, anche se inizialmente tollerabile, deve diventare presto una necessità.

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